Alla soglia del 75° anno di attività, la Conferenza cernuschese della Società di San Vincenzo de Paoli chiude i battenti. Un duro colpo per il volontariato cittadino. La ‘San Vincenzo’, dal 1947, è sempre stata in prima fila nell’aiutare le persone più fragili, anche se non sempre compresa nel suo modo di operare.

È una associazione che ha come scopo principale quello di aiutare le persone più sfortunate: i poveri, gli ammalati, gli stranieri, gli ex carcerati, gli anziani soli, sia dal punto di vista materiale-finanziario che da quello morale-culturale. In parecchie città gestisce, mense, case di accoglienza e dormitori. Ha settori speciali che si occupano di carcerati e di gemellaggi con i Paesi in via di sviluppo. In Italia conta circa 13.000 soci ed è presente in tutte le regioni e in quasi tutti i Paesi del mondo.

I volontari che operavano nella nostra città avevano tutti un’età avanzata. La pandemia ha dapprima fermato la loro attività, poi ha posto diversi ostacoli alla sua ripresa, sino a dover constatare che, in mancanza di un ricambio generazionale, non poteva più essere proseguita.

 

Le persone sono sempre state al centro

Alla ‘San Vincenzo’ “le persone arrivano con mille problemi, ha raccontato qualche anno fa’ una volontaria a Cernuscoinsieme.it: di casa, di lavoro, di salute, di sostentamento. A tutti dedichiamo attenzione e ascolto. Spesso cercano soprattutto la possibilità di poter incontrare qualcuno disposto ad ascoltarli e al quale poter confidare le proprie sofferenze. Poi vengono affrontate  le necessità materiali e concordati gli aiuti economici. Dopo le necessarie verifiche e accertata l’effettiva necessità, interveniamo per il pagamento di affitti arretrati, paghiamo bollette di energia elettrica e metano, acquistiamo medicinali di prima necessità, distribuiamo ogni settimana circa 70 borse con prodotti alimentari, aiutati in questo dal Banco Alimentare e dalle associazioni che organizzano la raccolta di viveri nelle scuole e fuori dai supermercati cittadini.”

“Raccogliamo abiti usati, accessori e biancheria per la casa, stoviglie e piccoli elettrodomestici da distribuire secondo le richieste e le necessità dei nostri assistiti. Le gestione del “Guardaroba” – spiegava ancora la volontaria – è molto laboriosa perché bisogna selezionare quanto viene donato, scegliere i capi in buono stato, dividerli per tipologia, riporli negli armadi e ruotarli secondo la stagione per essere pronti poi per la distribuzione.

Per i soci erano previsti “momenti di riflessione e di preghiera comune. C’è l’impegno della formazione personale – aggiungeva quindi la volontaria – per prepararsi a convivere sempre di più con persone di mentalità, cultura e religione diverse dalla nostra. Non disponiamo di rendite o patrimoni ai quali attingere. Le spese – concludeva la volontaria – che sosteniamo sono quasi sempre superiori alle entrate. Dobbiamo quindi impegnarci a raccogliere i fondi necessari per realizzare i nostri programmi. Da parte nostra, ad ogni riunione organizziamo una colletta lasciando un piccolo contributo personale.”

Il prezioso lavoro e l’ammirevole impegno delle volontarie e dei volontari della ‘San Vincenzo’ è evidente dalle parole della volontaria. Un’associazione che chiude è sempre un impoverimento per tutta la comunità che l’ha generata. Questa decisione sottolinea un problema che sta avanzando prepotentemente in tutte le associazioni: quello della mancanza di nuove leve. Una prospettiva sulla quale tutti gli enti del Terzo Settore devono seriamente riflettere, compresa la nostra Fondazione.