Da una ricerca condotta da Cnel, Fondazione Astrid e Fondazione per la Sussidiarietà e presentata nelle scorse settimane emerge che il Terzo settore è cresciuto anche durante la pandemia (associazioni, fondazioni, cooperative sociali): in Italia oggi conta 375mila istituzioni (+25% in 10 anni). Gli italiani che lo sostengono con contributi sono 6,7 milioni, il 13% degli over 14.

 

Come è fatto il Terzo Settore che è cresciuto anche durante la pandemia

Gli italiani che partecipano ad attività associative sono 10,5 milioni, vale a dire 1 su 5 tra chi ha più di 14 anni. Il valore della produzione è stimato in 80 miliardi di euro e sfiora il 5% del Prodotto interno lordo. Gli addetti sono 900mila (70% donne), ai quali si aggiungono 4 milioni di volontari.

«Il vasto mondo del Terzo settore e più in generale del privato sociale rappresenta una risorsa di enorme valore per il Paese e la sua economia, come abbiamo avuto modo di sperimentare durante l’emergenza sanitaria ed in particolare nei mesi difficili del lockdown, e porta un contributo determinante all’occupazione sia in termini quantitativi che qualitativi – ha spiegato Tiziano Treu, presidente del Cnel. Avrà un ruolo strategico anche nell’attuazione del Pnrr». Anche per Franco Bassanini, presidente di Astrid, «solo la rivitalizzazione della trama delle comunità intermedie, ridefinite nei loro obiettivi e modi di operare, consentirà di far fronte alle sfide della sostenibilità sociale e ambientale e alla crisi di legittimazione e rappresentatività dei nostri sistemi democratici». Per Giorgio Vittadini della Fondazione Sussidiarietà, la pandemia «ha esaltato il ruolo del Terzo settore e, nonostante la crisi, privati ed enti pubblici hanno sostenuto con donazioni e contributi, contribuendo a diffondere la cultura della sussidiarietà».

Terzo Settore Italia Inclusione

Il Terzo Settore italiano fra i primi in Europa

La ricerca conferma che l’Italia è uno dei Paesi con più «vitalità sussidiaria» in Europa, con un’associazione ogni 160 abitanti. Due terzi delle istituzioni non profit (65%) operano in cultura, sport e ricreazione; seguono l’assistenza sociale e la protezione civile, le relazioni sindacali e im­prenditoriali, la religione, l’istruzione e ricerca e la sanità.

Gli italiani sopra i 14 anni che versano con­tributi al Terzo settore sono oltre 6,7 milioni, pari a 13 su 100,1 cittadini sostenitori sono più diffusi al Nord. Il record va al Trentino Alto Adige, dove contribuisce il 27% degli over 14, seguito da Friuli Venezia Giulia (21%) e Valle d’Aosta (20%). In coda Sicilia (6,1%), Campania (7,4%) e Calabria (7,5%). La maggiore concentrazione di “supporter” del non profit è nei piccoli Comuni e nelle zone centrali delle grandi città metropolitane.

Per uscire dalla crisi provocata dalla pandemia, a nostro parere, è necessario lavorare alla costruzione di un modello di sviluppo sempre più socialmente sostenibile e valorizzare le libere iniziative dei cittadini – che la ricerca citata ha indicato essere numerosissime – capaci di generare un impatto sociale attraverso numerose attività di interesse generale in forma non profit. Le migliaia di associazioni, gruppi di volontariato, cooperative e imprese sociali presenti nel nostro Paese, oltre a realizzare servizi per il benessere delle persone e delle comunità, generano anche buona economia e la coesione sociale.