Lo scorso 28 febbraio ricorreva il 65° anniversario della morte di Don Carlo Gnocchi. Un sacerdote ambrosiano che ha lasciato una preziosa eredità, per la Chiesa e per la società, e che è caro ai Cernuschesi perché il suo primo anno di impegno pastorale lo ha dedicato ai ragazzi e giovani dell’oratorio locale.  

 

«La memoria del beato don Carlo Gnocchi offre profondi spunti di riflessione in quest’anniversario deturpato dalla pandemia che investe il pianeta» ha scritto don Vincenzo Barbante, presidente della Fondazione Don Gnocchi, domenica 28 febbraio 2021, su Avvenire.  

«La giusta prospettiva per ripensare a quanto ci è capitato e a come lo abbiamo affrontato» è offerta a Don Barbante dalle parole  di Papa Francesco in Fratelli tutti: “In questi momenti ci fa bene appellarci alla solidità che deriva dal saperci responsabili della fragilità degli altri, cercando un destino comune”.

«Un virus sconosciuto, subdolo e pericoloso ha colpito in modo drammatico l’umanità e in particolare le persone più fragili. I sistemi sanitari – osserva il Presidente della Fondazione Don Gnocchi – sono stati messi in ginocchio. Certa informazione si è rivelata più attenta all’audience che alla verità di quanto accadeva e tutto questo ha generato paura, rassegnazione e, infine, rabbia. Eppure l’unica parola che doveva essere detta e vissuta – solidarietà – è rimasta nell’ombra, relegata agli interventi di coraggiosi volontari e dei messaggi di personalità come papa Francesco e, va riconosciuto, il nostro Capo dello Stato, Sergio Mattarella.»

Dopo aver descritto quanto fatto dalla Fondazione Don Gnocchi per “fronteggiare un evento inimmaginabile con tutti i mezzi a sua disposizione», Don Barbante così prosegue: «Anche nei giorni più duri, l’intera Fondazione – dirigenti, personale sanitario e amministrativo – ha dato una prova coraggiosa di coerenza, ponendo al primo posto sempre e solo il servizio alla vita. L’emergenza purtroppo non è finita. Sappiamo che non dobbiamo abbassare la guardia. Sono però convinto che la prova più grande non è quella che abbiamo vissuto, ma quella di saper cogliere l’opportunità che questo dramma ci sta suggerendo: costruire un futuro diverso, che abbia la solidarietà come fondamento. Il virus ha scoperchiato il velo su una verità profonda e troppo spesso taciuta: la nostra comune fragilità. L’umanità si è scoperta unita nella sua precarietà.»

«L’unico vero vaccino contro il male è la solidarietà. Quello che gli scienziati con il loro straordinario ingegno ci hanno offerto e ci offriranno è solo uno strumento che, da solo, non potrà cambiare il mondo. Ci aiuterà a sconfiggere un male, ma non il male. Povertà, diseguaglianze, ingiustizie, solitudine continueranno a essere presenti.»

«L’attualità del messaggio del beato don Gnocchi – conclude Don Barbante – ci racconta proprio questo. Nessuno, nella prova, deve restare da solo. Perché Dio non abbandona nessuno. A chi sa cogliere il tutto nei frammenti della vita, quel mistero di amore si rivela ancora oggi presente in ogni cosa. Un amore che anche oggi non smette di muovere i cuori, di suscitare gesti piccoli o grandi di solidarietà e gratuità, di perseverare nel servizio agli altri, vincendo stanchezza e sconforto. Alla fede di don Gnocchi, al suo coraggio, alla sua determinazione nell’amare ci ispiriamo, per continuare a sperare un futuro diverso, che abbia la solidarietà come fondamento».

Anche la nostra Fondazione guarda con grande attenzione al pensiero e all’opera di Don Carlo Gnocchi, certa di trovarvi solida e sicura ispirazione per la propria attività.