Nelle scorse settimane è stato pubblicato su vita.it un interessante editoriale di Stefano Zamagni (economista, docente universitario, ex presidente dell’Agenzia per il Terzo settore, presidente della Pontificia accademia delle scienze sociali …) che pone l’attenzione sul ruolo del volontariato nell’attuale società. Zamagni esordisce osservando che è indubitabile che «il volontariato sia parte — e non delle minori — del Terzo settore, ma è altrettanto vero che quando ci si muove sul piano delle policies, da alcuni anni a questa parte esso appare come un vaso di coccio fra vasi di ferro. Accade così che al volontariato siano dedicate sempre meno attenzioni. Basta guardare al Pnrr

«Il volontariato oggi si trova in mezzo al guado. Sta vivendo cioè una stagione di crisi – prosegue Zamagni – ovvero di passaggio da ciò che era ieri a ciò che sarà domani. Nell’attuale stagione a livello sia nazionale sia europeo l’attenzione è focalizzata sul Terzo settore produttivo, che comprende fondazioni, imprese sociali e cooperative sociali in primo luogo. Ebbene, è in una situazione del genere che il volontariato ha un grande bisogno di bene-dicenza, ovvero che si dica, che si narri il bene che esso già fa e che sempre più sarà chiamato a fare.»

«Oggi il cittadino comune fatica – aggiunge l’economista – a rispondere a una domanda all’apparenza quasi banale. Qual è il purpose, cioè il fine del volontariato? La risposta che offro è che il volontariato ha il compito, fondamentale per la nostra società, di essere generatore di legami di amicizia civile. “Amicizia civile” è un’espressione coniata per primo da Aristotele 2.400 anni fa ed è lo stesso termine che viene ripreso da papa Francesco nella “Fratelli tutti”. Se ci chiediamo qual è il soggetto collettivo che più di ogni altro è creatore di beni relazionali capaci di generare amicizia civile questo è il volontariato.»

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